L’eleganza del pitone

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Lo premetto subito: questo articolo è “nerd-oriented”, pertanto coloro i quali non sono alimentati dal sacro furore che sprigiona quest’accozzaglia di gente non meglio definibile, può annoiarsi a morte leggendolo.

D’altro canto, in questo articolo troverete anche un po’ di storia dell’informatica, un pizzico di nostalgia, uno spruzzo di delirio, una presina di compiacimento e cazzeggiamento q.b.: quindi decidete voi…

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I vip, gli insulti su Twitter, i troll e la gente comune che non è anonima

Ribloggato da Il nuovo mondo di Galatea:

Caro Enrico Mentana,

in questi due giorni ho letto tutto il baillame causato dalla sua polemica sul web, e siccome sul web ci sto da una vita, pressappoco dall'età in cui Lei frequentava i convegni dei Giovani Socialisti o litigava con Pippo Baudo perché non passava la linea al Suo Tg, sono rimasta piuttosto perplessa.

Un paio di giorni fa Lei ha annunciato la sua "uscita" da Twitter (annunciato, ma non portato del tutto a termine: l'account ancora funziona, quindi lei è uscito perché non risponde o posta, ma evidentemente legge ancora) perché, a suo dire, c'erano troppi insulti e troppi "anomimi" che su quel malnato mezzo si permettono di contestare ed offendere.

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Core

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Si t”o sapesse dicere

(di Eduardo)

Ah… si putesse dicere
chello c’ ‘o core dice;
quanto sarria felice
si t’ ‘o sapesse dì!

E si putisse sèntere
chello c’ ‘o core sente,
dicisse: “Eternamente
voglio restà cu te!”

Ma ‘o core sape scrivere?
‘O core è analfabeta,
è comm’a nu pùeta
ca nun sape cantà.

Se mbroglia… sposta ‘e vvirgule…
nu punto ammirativo…
mette nu congiuntivo
addò nun nce ‘adda stà…

E tu c’ ‘o staje a ssèntere
te mbruoglie appriess’ a isso,
comme succede spisso…
E addio Felicità!

Galeotto fu il casatiello

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Pachialone si muoveva più stancamente del solito. Non è che fosse una libellula, infatti era chiatto(1) da fare schifo, e si muoveva come una palla ammosciata.

Ma oggi era sfatto, come se avesse fatto un combattimento ed avesse perso.

“Uè Pachialó, buongiorno, ma ch’è stato né? È ‘na settimana che sei scomparso!”

“Buongiorno Peppí …” La voce era stanca e le parola strascinate, non mi pareva il vecchio saggio di sempre ” … I che jurnata che è schiarata stammatina(2). Anche se rispetto a ieri va meglio assaje”

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Sulla Slovacchia e sui proxies

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Sono stato in Slovacchia. Mai stato così ad est, e debbo dire che arrivare nella città di destinazione non è stato molto agevole. Dieci ore di viaggio di cui due ore passate in macchina da Cracovia, circumnavigando le montagne che dividono la Polonia dalla Slovacchia, la cui vetta più piccola va oltre i duemila metri.
È stata anche l’occasione per pensare e ricordare i miei primi viaggi e come sono cambiate le cose.
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Archeologia informatica ed “insirie” moderne

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Premetto che non voglio invadere il campo dell’esimio Man from Mars, dottore in Linuxologia Applicata, che dall’alto del suo blog (qui l’ultimo articolo) dispensa conoscenza sulle distro del pinguinesco sistema operativo. Non potrò mai arrivare alle sue somme vette, non fosse altro per le “ore di volo” che si evincono e che distinguono un pilota di esperienza, da un novellino.

Quella è la sua “insiria”. Qui, invece, voglio parlare della mia ultima “insiria” e non so se un post basterà, perché come al solito parto sempre per la tangente e mi allontano allegramente dal sentiero principale.

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Così parlò Pachialone

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Non credo esista al mondo cosa più rilassante che quella di crogiolarsi al sole in una fredda giornata d’inverno.

Almeno per i cani. E’ il massimo stare li, pancia a terra, con il muso appoggiato sulle zampe e con gli occhi socchiusi a vedere la gente che esce per andare a fare la spesa.

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La fine del mondo

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Oggi è venuto a trovarmi Pachialone. Pachialone è il cane dei vicini di Nonno e Nonna, Assuntina e Ciruzzo, così li chiamano.

Pachialone è un meticcio, anche se lui dice di essere un barboncino di razza; io lo so che non è vero ma faccio finta di crederci per non fargli pigliare collera.

E’ chiatto(1), ma chiatto assai, perché mangia una continuazione: i suoi padroni, anche loro anzianotti, per pulirsi la coscienza e comprare il suo silenzio gli danno continuamente le merendine che si mangiano uno di nascosto dall’altro.

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Sembra facile fare un buon brodo

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Si appropinqua l’inverno (in verità non so se riusciremo a vederlo con l’incombente profezia dei Maya) ed anche il menù si adegua.

Il titolo che ho dato a questo post, mi ricorda un tormentone della mia infanzia, con uno spot del vecchio Carosello che pubblicizzava un dado da brodo.

L’altro giorno, visto il freddo “polare” che è sceso dalle nostre parti (quando proprio si “gela”  può accadere che di notte forse scende uno o due gradi sotto lo zero …) mi son detto: “il brodo: ora o mai più”, perché si sa il brodo non è proprio adatto alle giornate tiepide.

E lo pseudo-scienziato che è in me e che non si fa i cavoli suoi, ha posto l’annosa questione: con la carne faccio un “brodo” od un “bollito”?

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