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Titolo ad effetto, lo riconosco. Il tutto nasce da un articolo di _Gre_ sui meme musicali (lo trovate qui), in cui si stila la classifica di 50 brani che in qualche modo hanno segnato la tua vita.

Mi sono ripromesso di raccogliere la sfida, ed in un commento al post ho fatto un’osservazione che spesso faccio tra me e me con una punta di rammarico: se avessi avuto da ragazzo tutti i media di oggi, avrei moltiplicato le possibilità di ascoltare musica.

Non volevo scrivere un post come questo, perché è molto alto il rischio di scadere nella retorica da nonno, della serie “ai miei tempi …”.

Ma _Gre_ ha scritto che lei sarebbe stata la nipotina che avrebbe ascoltato, ed a questo punto non ho potuto farne a meno.

Immaginatevi in un parco, con me seduto su una panchina ed appoggiato al bastone che vi racconto di come si ascoltava la musica ai tempi della mia fanciullezza.

Vi chiedo un’unica cortesia, dopo il racconto, non ve ne andate e chi si è visto s’è visto, per carità accompagnatemi a casa. Ieri temevo l’Aids, oggi temo l’Alzhaimer, ed anche questo è sintomo di come purtroppo passa il tempo (cit.).

Cari nipoti e nipotine, ci sono diversi fermo-immagine nella mia memoria, che mi segnalano come fossi appassionato già in tenera età di tutto ciò che non fosse rumore, ma frequenze armoniche con sequenze ordinate che accarezzavano le orecchie.

Uno dei fermo-immagine è un mangiadischi rosso, dove per magia sparivano i 45 giri. Erano molto pochi e nel giro di qualche decina di minuti si erano esauriti, per cui si ricominciava daccapo finché delle due l’una: o si scaricavano le batterie, oppure uno dei miei genitori superava il limite di sopportazione e me lo levava di mano.

Tra questi 45 giri, ancora in mio possesso, svetta una chicca, Angie dei Rolling Stones, consigliato da mio cugino più grande, e che forse mi affascinava per quella lingua esagearata.

Ma l’immagine più bella, che mi ritorna in mente proprio in questo periodo di canicola, è quella degli stabilimenti balneari, dove con i miei genitori facevamo l’incursione giornaliera e dove nel bar era piazzato il mitico juke-box.

Stiamo parlano della fine degli anni 60, inizio anni settanta, in cui frequentavo la scuola media, e già ero possessore di una paghetta di tutto rispetto: ben 200 lire alla settimana.

Ricordo che la maggior parte spariva nei juke-box: un brano 20 lire, 3 brani 50 lire. Rimanevo ogni volta incantato ad osservare il meccanismo che prelevava il 45 giri dall’archivio e lo posizionava sul “piatto” per poi posarci sopra la puntina; chissà probabilmente il mio destino di ingegnere era già tristemente segnato.

Ricordo Battisti con “Acqua azzurra, acqua chiara”, Celentano con “Azzurro”, la prima canzone che ho imparato a memoria (prendo nota: aggiungere nel meme), ed anche Bobby Solo e Little Tony che scimmiottavano Elvis, e poi i Beatles la cui musica mi trascinava ma non capivo un accidente del testo.

Volevo andare su Google e cercare le parole … ma accidenti lo avrebbero inventato solo 30 anni dopo e poi senza computer? Gli ingegneri all’epoca usavano ancora il regolo calcolatore.

Potevo decidere di prendere allora un bell’ipod, anzi no troppo tecnologico, una bella cassetta e sentire la musica a casa, senza stare tutto il giorno attacato al juke-box … perdindirindina, all’inizio degli anni 70 esisteva già la stereo 7, ma con una rendita di 200 lire alla settimana, non se ne parlava proprio.

Meglio utilizzare il registratore a bobine di papà e registrare i dischi (prestati) con il microfono (drammatico, i colpi di tosse non si contavano …) o in maniera più tecnologicamente avanzata con i “coccodrilli” direttamente sui fili degli altoparlanti delle casse.

Quando si dice Hi-Fi.

Di quell’epoca ricordo anche un incontro che mi ha segnato per tutta la vita. In quelle incursioni al mare con arrivo sulla spiaggia prestissimo, tipo le 8 del mattino e ritorno a casa alle 6 del pomeriggio, non posso dimenticare l’incontro con … il panino con la frittata.

A mezzogiorno, finiti i “bagni”, bisognava mangiare e far passare le monolitiche 3 ore, neanche un minuto di meno: dopo 2 ore e 55 minuti se ti bagnavi prendevi una congestione, a 3 ore esatte no!

E quindi eravamo io, il juke-box ed il panino con la frittata, che aveva un sapore eccezionale, perché il pane non era di plastica, le uova erano verosimilmente di gallina e non si lesinava sull’olio di frittura che sapientemente inzuppava il panino, che dopo almeno 6 ore di sosta nella borsa aveva fatto corpo unico.

Quando poi iniziai l’ultimo anno delle medie, 1974, già ero felice possessore dell’album che mi avrebbe iniziato al rock: Atom Hearth Mother dei Pink Floyd.

Cazzuti! Avevo saputo da amici ben informati (Internet news non era ancora stato neanche pensato) che avevano registrato un concerto mitico a Pompei! Avevo deciso di fare carte false per comprarmi il DVD del film live a Pompei, … è ancora presto … cribbio! E poi al cinema, se non beccavi il periodo di programmazione, l’avevi perso per sempre.

Mi consolai, comprando un secondo disco della band, dando fondo a tutte le misere risorse: “The dark side of the moon”. Lo conservo ancora oggi dopo 35 e passa anni, ed al posto dei solchi ci sono delle voragini per il numero di volte che è stato suonato.

Uno dei pregi di quegli anni era l’aspetto socializzazione. Visti i costi e le scarse fonti da cui attingere, ascoltare musica era un motivo di incontro. Ci si riuniva dall’amico che era un passo avanti e si poteva permettere un archivio discografico di tutto rispetto per ascoltare musica ed ascoltando ascoltando, piazzare una cassetta sulla piastra per registrare l’LP.

E così sono passato dal rock dei Pink Floyd, dei Genesis dei Queen al Jazz classico di Monk, edulcorato di Benson, fusion degli Steps Ahead, “strano” dei Penguin Cafè Orchestra, ascoltando sempre i Police e Sting, Tom Waits, ed i classici americani dell’epoca Crosby Still Nash & Young tanto per citarne uno. Ed anche gli Intillimani, faceva tanto rivoluzionario (due palle a pensarci oggi …).

Anni 80, quindi campeggio con gli amici. Nella check-list delle cose da portare c’era: il mangiacassette che all’epoca erano enormi (tutta plastica e niente dentro) e le cassette.

Per avere un minimo di scelta, finiva sempre che un borsone era riempito di 40 o 50 cassette.

Su ragazzi, coraggio, bisogna aspettare ancora 20-30 anni per poter portare 10000 (diecimila) brani, quanti ne ho collezionati fino ad ora, in un oggetto che è la metà di una musicassetta.

Sempre inizio anni 80. Questo esame non vuole proprio andare giù! Ma sai che faccio? Mi prendo una pausa e mi vedo un video su MTV. Ma come? non riesco a sintonizzarlo ancora. MTV arriva in Europa nel 1987 (quando ho già finito l’Università) ed è visibile in Italia solo via satellite, cioè non lo vedeva praticamente nessuno.

Accontentiamoci allora delle radio libere, che dopo un primo momento di “libertà” nello scegliere la musica, a volte anche controcorrente, avevano subito capito che rendeva molto di più mandare musica “commerciale” per via della pubblicità.

E noi poveri carbonari della musica, a tentare di sintonizzare Radio Montecarlo, verso le 10 di sera con Nick The Nighfly, ed il suo programma di nuove tendenze dal Rock al Jazz, al Soul e tutto quanto fa (buona) musica.

Un pò di bene e maggiore diffusione musicale si è avuto con il digitale, i CD e la diffusione timida di quei file con la sigla strana “mp3” (forse non tutti sanno che … deriva da MPEG-2 Audio Layer III) e da quel momento con l’avvento di Napster, la nascita dell’ipod, internet a velocità iper-soniche, fruire della musica non è stata più la stessa cosa.

La sensazione che ho avuto io è quella di una persona che ha avuto per tanti anni l’acqua razionata, che beveva con molta parsimonia e che faceva anche fatica a trovare la fonte ovvero i dischi, le novità, il gruppo nuovo o il pezzo originale.

Questa persona si è trovata all’improvviso sommersa da una cascata d’acqua con la voglia di bere e di soddisfare una sete regressa e repressa, con il risultato di fare un’indigestione. C’è voluto qualche anno per capire che accumulare copie di CD e di mp3, fino ad allora desiderati e mai potuti avere, non era la stessa cosa che avere un singolo CD ed ascoltarlo diverse volte, scoprendo ogni volta una sfumatura diversa.

Ho 10000 brani raccolti ed il mio ipod mi segnala diligentemente che ho accumulato più di 90 ore di musica: ma come posso conoscerla bene tutta? E poi che tristezza ascoltarla da solo con una cuffietta isolato dal resto del mondo e senza magari dire all’amico che la sta ascoltando con te che quel pezzo fa letteralmente cagare, per vedere la reazione che fa …

Credo che il periodo giusto per formare un gusto musicale vada dall’età dell’adolescenza fino ai 30 anni. E’ questo il periodo in cui si è più curiosi e si cercano nuovi stimoli.

Dopo c’è ancora curiosità, ma non c’è lo stesso fermento. I teen-agers di oggi hanno stimoli che neanche i teen-agers di dieci anni fa hanno avuto. Hanno più scelta ma hanno perso il gusto di sentire e soprattutto di scoprire la musica insieme, e per insieme intendo fisicamente insieme.

Care nipotine e cari nipotini, rinnovando l’invito a non lasciarmi come un imbecille nel parco, altrimenti vi spezzo le braccine ad una ad una, vi saluto con una speranza: mia figlia quindicenne, il cui orientamento musicale non influenzo minimamente, ascolta i Beatles, i Queen, Yan Tiersen. La buona musica è eterna e si fa strada anche tra la sovrastimolazione che spesso crea rumore.

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